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Riflessioni ad alta voce

Il vero significato del canto liturgico

“Basta cantare”, “ci mettiamo tanta buona volontà nel cantare”, “Dio ascolta tutto”, “cantiamo per partecipare meglio e così non ci annoiamo”. Sono alcune delle risposte che si ascoltano dai cantori e dai fedeli. Ma è proprio questo il cantare liturgico? Cantare nella liturgia è qualcosa di diverso del cantare in altre situazioni o ambienti; cantare nella liturgia significa cantare in un evento celebrativo, perciò il canto deve essere strettamente unito al rito; testo e musica devono inserirsi nell’azione rituale.

 

Il silenzio nella liturgia

Un’altra riflessione riguarda il silenzio; siamo immersi quotidianamente nel chiasso, sommersi da rumori e suoni vari di ogni genere e intensità. In casa, per strada, negli ambienti di lavoro è presente un inquinamento acustico alto; hanno forse torto tante persone che vorrebbero almeno in chiesa trovare un po’ di silenzio?

Il canto e la musica sono elementi indispensabili per la liturgia e la preghiera, ma si pone il problema di usarli con discernimento. Ci sono musiche che fanno intendere la Parola e musiche che la oscurano; ci sono musiche precedute e seguite dal silenzio e musiche che fanno soltanto rumore. Cosa scegliere? Chi decide?

Siamo sicuri di quelle idee ripetute in questi anni della riforma: la chiesa allontana i giovani se non usa la loro musica, i loro gesti, le loro parole? Non si può opporre la musica popolare alla musica colta, alta; nella liturgia non si può scegliere l’una opponendola all’altra. Ambedue hanno cittadinanza, ma in riferimento sempre all’azione rituale e all’assemblea presente. È sempre valido il trinomio: musica, liturgia, cultura, da coniugare insieme.  

 

Stanchezza e routine celebrativa

Alcuni anni addietro, i vescovi denunciarono “una certa stanchezza” delle nostre liturgie, che significa celebrare in modo automatico senza convinzione e partecipazione. A questa realtà alcuni hanno reagito tuffandosi nella tradizione passata – “com’era bello quando si celebrava in latino” – altri invece sono andati in cerca dello spettacolare, di fare colpo, di sbalordire con i propri interventi.

 

E il rischio in agguato è che tutto diventi spettacolo. Tutto ciò a scapito del silenzio, della interiorità, della semplicità; la nobile semplicità di gesti, segni e parole, di cui parlava il Concilio. Non dimentichiamo la semplice povertà dei mezzi e segni che la liturgia ci fa usare: un pezzo di pane, un sorso di vino, acqua semplice di fontana, olio profumato d’ulivo.

 

Alternanza fra feriale e festivo

Ancora un’altra riflessione: l’alternanza fra la celebrazione feriale e quella festiva. È una diversità utile da attuare per non appiattire tutto e rendere uguale la festa e il giorno feriale. Il cammino dell’anno liturgico ci offre una guida illuminata per alternare i vari giorni e le varie celebrazioni: feria, memoria, festa, solennità.

Anche nella scelta dei canti, dei segni e delle preghiere dobbiamo tener conto di questa differenza. Non si possono ogni giorno cantare tutti i canti previsti dal rito, non sempre è utile scambiarsi il segno della pace ogni giorno; nemmeno la preghiera dei fedeli è obbligatoria ogni giorno, come anche l’omelia quotidiana.

La persona ha bisogno di cambiare, di differenziare, di alternare, di variare; non possiamo cantare gli stessi canti dell’ordinario sia in un giorno feriale e sia la domenica. Come pure la solennità esige un apparato di canti che si differenziano dai canti quotidiani.

È bello ritrovarsi a Natale con canti diversi che esprimono il senso e il significato della festa. Che valore ha un cantare quotidiano, affidato alla buona volontà di alcuni habitué, privi di una benché minima conoscenza e preparazione del fatto sonoro.

Ci vuole un progetto e una regia musicale che guidi le scelte operative.

Bisogna passare dal silenzio quotidiano alla grande musica del giorno di festa; dal semplice canto quotidiano alla ricca polifonia festiva in cui veramente l’intera comunità loda e canta con squilli di tromba, con arpa e cetra, con timpani e danze, con corde e sui flauti, con cembali sonori.

(cfr. Salmo 150).