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Quale canto adatto alla liturgia?

Eccoci dunque al primo nostro passo. Il primo tassello che, per essere messo, ha bisogno di rispondere a una domanda fondamentale: che motivo dovrei avere per cantare e farlo al meglio durante la Messa?

Il canto esprime la propria fede, la propria spiritualità, il proprio amore a Cristo che viene celebrato.

Cantare nella liturgia significa

  1.  impegnare tutta la nostra persona, sentimenti e corpo
  2. diventare noi stessi quel canto, quella lode rivolta al Padre,
  3. rendere i riti più veri e partecipati;

 Semplicemente vuol dire pregare due volte.

Perciò il canto e la musica nella liturgia, non sono le note o uno spartito soltanto, ma diventano segno e simbolo della preghiera cantata liturgica.

Hai mai notato che:

da sempre la musica all’interno della celebrazione provoca interesse, discussioni ed evocazioni nostalgiche per il passato. Nessuno ne rimane indifferente, siano essi specialisti e addetti ai lavori o piuttosto parrocchiani che dibattono sulla scelta dei canti e sul repertorio.

La messa senza canti ha un valore infinito e un suo motivo profondo di esistenza, ma come diceva mons. Magrassi, “una Messa senza canti è come una giornata senza sole”.

Esiste un problema:

A volte il coro viene considerato marginale e quindi relegato in secondo piano e “pazienza se stona”. Invece operatori, sacerdoti e laici, che vivono l’esperienza liturgica, dovrebbero affrontare la questione con maggiore coraggio. In chiesa siamo tutti esecutori-attori, non ci sono spettatori; non siamo ad un concerto dove sul podio ci sono i musicisti e in platea, silenziosi, gli ascoltatori. Presidente, assemblea, lettore, salmista, coro, direttore, guida del canto dell’assemblea, organista e vari strumentisti: tutti svolgono un servizio ministeriale, ciascuno deve dire: io sono il ministro del canto.

Il punto di partenza:

non è la musica, l’esecuzione, il repertorio, l’autore famoso, ma il rito, le persone che si esprimono con il loro linguaggio e quanto migliore è la comunicazione, tanto più la liturgia ne risente in termini positivi e partecipativ. Per questo non bisogna ridurre la musica liturgica a semplice funzionalità celebrativa ma bisogna aspirare a un canto che diventi musica-preghiera, musica-lode, musica-rito.

Sarai sicuramente arrivato anche tu alla stessa nostra conclusione: una preparazione ci vuole, una preparazione spirituale, liturgica, musicale.

Useremo a riferimento la Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963), la Costituzione liturgica emanata dal Concilio Vaticano II; documento non ancora realizzato in pieno.

Oggi parliamo di musica liturgica, per intendere una musica strettamente legata al rito e attenta alle persone radunate in assemblea. Dire musica liturgica, significa inserire il canto e la musica all’interno della celebrazione; non è musica di accompagnamento o musica per solennizzare, ma diventa un segno liturgico, la regia musicale deve sottostare all’interno di una regia più ampia che è quella liturgica.

Sperimentare, ricercare, tentare nuove vie con spirito costruttivo è la strada. La soluzione pronta non esiste, entriamo nell’ottiche che il canto liturgico è un patrimonio comune per comunicare la fede dei credenti ed innalzare la lode al Dio tre volte Santo.