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Musica liturgica e il coaching:
come migliorare il rapporto con se stessi

Dopo aver ascoltato il progetto di Monsignor Parisi, di un laboratorio musicale dedicato ai canti liturgici, mi è venuto in mente il posto ideale per dare vita alla creatività dei partecipanti, un’officina di idee che consente alle persone di sbocciare.
Troppo spesso il talento non sappiamo di averlo. Le insicurezze fanno da freno, la paura del giudizio degli altri ci mette nelle condizioni di reprimere le nostre idee, fino ad arrivare a dimenticarcene.

Allora non diventa più un problema con il mondo che ci circonda, ma una cattiva relazione con noi stessi che non ci consente di esprimere quanto, tanto, abbiamo da dare.
Attraverso la musica si esprime l’amore, sempre, verso chiunque. Il canto domenicale è la sublimazione della nostra preghiera e del nostro sentirci parte di una comunità.
Ma noi non siamo solo canto. Siamo mille altre cose.

Con un laboratorio musicale abbiamo dunque voluto dare l’opportunità di migliorare l’aspetto tecnico, di rendere la liturgia ancora più bella, ma anche di ricreare un ambiente in cui ognuno ha un immenso valore.
Attraverso la musica, attraverso la crescita esponenziale delle doti canore, anche la persona migliora.

Ma allora a cosa serve anche un coach?

La risposta è arrivata dalla frequentazione assidua di cantori e dalle riflessioni che hanno iniziato a susseguirsi nella mia testa. Emozioni, linguaggi, sorrisi, armonie, coralità, forza sono i sentimenti che mi aspettavo, ma che arrivavano solo rare volte e solo da quei cori realmente ben preparati.
Dalle espressioni del corpo e dei visi, ho notato però una sorta di svogliatezza, non legata a pigrizia ma più al disorientamento.

In alcuni mancava la tecnica ed era chiaro che si sentissero abbandonati a se stessi, altri però manifestavano un disagio legato all’insicurezza appunto. Un Coach fa questo. In un rapporto dove non ci sono giudicanti e giudicati, ti mette nelle condizioni di conoscerti meglio, di valorizzarti, di scoprire che hai tanti talenti che non aspettano altro che uscire ed essere urlati.

Aumentando la consapevolezza di te stesso, puoi affrontare tutto il nuovo ma, ancora di più, la tua serenità sarai in grado di trasferirla sugli altri. Coach deriva da una parola che tradotta significa carrozza, un mezzo di trasporto, di quelli accoglienti però, che ti conduce, da un luogo ad un altro, secondo un percorso che solo tu stabilisci; nel linguaggio comune il Coach viene assimilato a un allenatore, a una guida dunque, un sostegno durante un percorso importante.

Nel III a.C. Socrate nel suo “Sapere di non sapere”, filosofeggiando coi suoi allievi, li interrogava senza dare delle risposte precostituite, fino alla conclusione che:” Dialogano con me, ma da me non hanno imparato nulla, sono loro che da soli scoprono se stessi.”
2500 anni dopo Timothy Gallwey pubblica il libro “The inner game”: il messaggio cardine è nelle parole dell’autore:” l’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete”; ciò significa che se riduciamo gli ostacoli interni, allora, le nostre abilità naturali fluiranno

Whitmore qualche anno dopo mette al centro del suo metodo l’allenamento del potenziale: chi libera le potenzialità riesce a portare al massimo il suo rendimento
Alla fine degli anni 90 il lavoro di Seligman, fondatore della Psicologia Positiva completa l’applicazione del Coaching mettendo al centro dei propri studi il rapporto tra felicità, benessere, qualità della vita.

Il protagonista assoluto del coaching, sei tu.
Sei tu che diventerai l’artefice dei cambiamenti della tua vita. Sei tu che imparerai a trovare ciò che ti dà serenità e armonia, sei tu che, se vorrai, acquisirai responsabilità e attiverai impegno. Il coaching, quindi, aiuta a trasformare un problema in sfida, ad utilizzare un linguaggio positivo attraverso domande aperte che inducono al pensiero proattivo, alla concentrazione, all’attenzione ed all’osservazione.

Un esempio: Cosa mi spinge ad acquisire nuove competenze musicali? Quali sono i vantaggi nel farlo? E gli svantaggi? Come penso di metterle in atto? Quali sono gli ostacoli che mi bloccano? Quali i passi per superarli?

Mettere a fuoco le risposte ci aiuta a incamminarci su un nuovo e personale percorso di crescita