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La musica, motore delle nostre emozioni

La musica fa parte della nostra quotidianità, ci sveglia al mattino, ci accompagna mentre raggiungiamo il luogo di lavoro, ci rilassa, ci dà calma e serenità ed anche energia, ci motiva; ricordo che nella prima azienda in cui ho lavorato veniva utilizzata in produzione perché creava sintonia, armonia, persino ritmo tra le operaie e le macchine che utilizzavano per cucire.

Per me la musica è il motore delle mie emozioni; al mattino scelgo di ascoltare un brano in base al mio stato d’animo e so che quell’armonia di suoni caratterizzerà la mia giornata, mi farà vedere le situazioni in modo diverso

La consapevolezza di questa affermazione è arrivata nel tempo.

Quando ho iniziato a studiare il pianoforte associavo le scale e gli esercizi del libro di Pozzoli ad una tortura, in realtà proprio quegli esercizi mi hanno aiutato a superare le difficoltà tecniche e a consentirmi di suonare i Notturni di Chopin o le Sonate di Beethoven, o le canzoni che più ispiravano la mia fantasia, quelle che mi aiutavano a fantasticare, estraniarmi dal mondo reale e rifugiarmi nel mio mondo in cui viaggiavano mostri ed angeli in contemporanea.

Ho superato cosi l’adolescenza, suonando ma anche ascoltando la musica “a palla” dai mitici dischi in vinile a 33 giri, passando dalla musica classica a Baglioni a Miguel Bosè, dai Beatles a John Lennon

Ognuno di loro mi lasciava dentro qualcosa e mi aiutava a scoprire molto di me, dei miei bisogni, delle mie aspirazioni, dei miei sogni

Non era facile però poi passare dal mio mondo interiore di adolescente alla condivisione delle emozioni con gli adulti; vivere le emozioni per me, allora, era sinonimo di debolezza; in realtà ho scoperto, sempre molto dopo, che vivere le emozioni era quello che mi piaceva di più; oggi ho i lacrimoni dinanzi ad un film con un lieto fine o un abbraccio per un evento inaspettato; il pianto sembra quasi la dimostrazione della bellezza di quel film o dell’abbraccio

Ed allora come le trattiamo le nostre emozioni? Le viviamo sino in fondo, le dichiariamo o le bistrattiamo e le nascondiamo?

Paul Ekman, pioniere nel riconoscere le emozioni, parla di norme di espressione per indicare il consenso sociale che suggerisce quali sentimenti possano essere esibiti in modo appropriato e quando; in un caso la norma di espressione consiste nel minimizzare l’esibizione delle emozioni , un’altra nell’ esagerare ciò che si sente, amplificando l’espressione dell’emozione; una terza norma prevede la sostituzione di un sentimento con un altro:  si maschera un sentimento se questo può ferire.

L’abilità nell’applicare queste strategie e il saperlo fare al momento opportuno sono fattori importanti dell’intelligenza emotiva.

Io, in parte, sono stata influenzata dalla terza norma che però vivevo male perché ero la paladina della verità; pertanto o avevo un atteggiamento taciturno o applicavo quello del “sincericida” entrando in collisione; in sintesi creavo un caos emozionale

Come ho superato?  Avendo imparato, grazie alla musica, a conoscere me stessa nel profondo; ho imparato a dare un nome alle emozioni.

Traduco in immagini la mia modalità che mi aiuta a modulare i miei stati d’animo pensando che ogni singola relazione ne possa beneficiare; dinanzi ad una situazione che mi crea disagio io agisco cosi:

Attraverso questo processo supero il modello del non manifestare apertamente un sentimento e consolido in me il principio che manifestare le emozioni ci rende gentili verso noi stessi, ci avvicina alle persone, ci umanizza.

Daniela Pagano – Life & Career Coach