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L'assemblea canta (don Antonio Parisi)

2022-11-30 11:35

don Antonio Parisi

Paniere musicale, Natale,

L'assemblea canta (don Antonio Parisi)

Formarsi (don Antonio Parisi)

Cosa dice la Chiesa

Già Plinio nell’antichità affermava che “i cristiani sono un popolo che canta”. Da sempre i cristiani radunati in preghiera elevano a Dio canti ed inni spirituali. (S. Paolo). La Costituzione Sacrosanctum Concilium emanata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, al n. 26 scrive: “Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa; che è sacramento di unità, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi”. La novità più radicale e importante della riforma a livello di principi è stata la riscoperta dell’assemblea-chiesa come elemento base della stessa liturgia. Anche l’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) sottolinea il valore e la centralità dell’assemblea che si raccoglie  come popolo di Dio sotto la presidenza del sacerdote che agisce in persona Christi: “Cristo è realmente presente nell’assemblea riunita in suo nome…” (Cap II, n.7).

 

Qualche interrogativo?

Io credo che ogni tanto la comunità parrocchiale dovrebbe porsi alcuni interrogativi sul senso e sul valore che ha oggi il radunarsi in assemblea, specialmente in un mondo secolarizzato e post-moderno. Quale immagine di Chiesa traspare dalle nostre liturgie? Liturgie stanche, abitudinarie, prive di bellezza, frettolose o eccessivamente lente nel ritmo celebrativo; silenziose perché prive di partecipazione vera e profonda? La riforma liturgica ha recuperato la centralità dell’assemblea e di conseguenza va recuperata la centralità dell’assemblea che canta. Una prima conseguenza è bene espressa dal grande liturgista e musicista J. Gelineau: “Le parole, i ritmi, le melodie, le armonie, gli strumenti che si usano per celebrare il mistero devono essere quelli dell’assemblea celebrante e non solo del clero o del coro (…) devono essere il più possibile l’arte che ogni fedele può abitare familiarmente, gustare profondamente, praticare facilmente. Allora il popolo di Dio potrà cantare con tutta la sua arte”. Cosa abbiamo fatto in 45 anni dalla riforma liturgica, noi pastori e animatori liturgici e musicali per favorire il canto dell’assemblea? Quali sussidi, quale attenzioni abbiamo messo in opera? Il popolo canta più di prima: ma quale percezione e quanta convinzione ha del proprio canto liturgico? Siamo convinti che l’actuosa partecipatio si ha principalmente attraverso il canto? Come si prepara al canto un’assemblea? Con prove di canto, con una guida del canto, con sussidi particolari (il libro dei canti), con catechesi appropriate che spiegano il valore e il significato profondo del canto liturgico.

 

Consigli pratici

Quando si sceglie un canto per l’assemblea, bisogna essere attenti alla estensione del canto, alle figurazioni ritmiche, agli intervalli musicali semplificati; una bella e semplice melodia aiuta il canto dell’assemblea, invece astruserie melodiche rendono difficile la partecipazione. Così anche l’armonia sottostante deve aiutare l’intonazione del canto, come pure l’uso attento dell’organo o di altri strumenti devono sostenere l’andamento e l’intonazione dello stesso canto.

Tutte queste attenzioni un bravo musicista dovrebbe conoscerle e praticarle, al contrario un improvvisatore non potrà mai essere di sostegno al canto collettivo o di un singolo solista.

 

La formazione

Afferma il documento post-conciliare Musicam Sacram: “La formazione di tutti i fedeli al canto sia promossa con zelo e pazienza, insieme alla formazione liturgica, secondo l’età, la condizione, il genere di vita e il grado di cultura dei fedeli stessi, iniziando dai primi anni di istruzione nelle scuole elementari” (n. 18 cfr anche SC 19 e 115).  L’impegno formativo sta, dunque, alla base della pastorale del canto e della musica. Non si tratta di far diventare tutti i cristiani musicalmente competenti, ma si tratta, piuttosto, di mettere tutti i cristiani nella condizione di svolgere dignitosamente il proprio compito e di partecipare responsabilmente alla realizzazione del segno sonoro. Il Repertorio Nazionale di canti liturgici, approvato dalla Cei e che sarà presente in libreria a fine ottobre, ha lanciato una sfida musicale e culturale nello stesso tempo, inserendo per ogni canto il rigo musicale. In una situazione di ignoranza musicale diffusa, la Chiesa Italiana non ha paura di pubblicare un libro di canti liturgici completo di musica; rappresenta una sfida culturale enorme, un primo passo concreto che  migliorerà il canto delle nostre assemblee. Naturalmente insieme al libro, - è uno strumento - occorre un percorso formativo serio e continuo degli animatori e di tutta l’assemblea.

 

Programma musicale per l’assemblea

Quale può essere allora un programma ed un percorso musicale per l’assemblea? Viene esplicitato dal documento Musicam Sacram del 5 marzo 1967 al n. 16: “… pertanto la partecipazione attiva di tutto il popolo, che si manifesta con il canto, si promuova con ogni cura, seguendo questo ordine: a) Comprenda prima di tutto le acclamazioni, le risposte ai saluti del sacerdote e dei ministri e alle preghiere litaniche; e inoltre le antifone e i salmi, i versetti intercalari o ritornelli, gli inni e i cantici”. Al numero B prevede una adatta catechesi ed esercitazioni pratiche di musica. Organizzare quindi tutto l’anno liturgico prevedendo per ogni tempo i canti adatti, il Repertorio Nazionale è una guida sicura in tale scelta. Con molto anticipo rispetto al tempo liturgico, vanno organizzate alcune prove pratiche dei nuovi canti da inserire nella celebrazione. Inoltre bisogna prevedere anche qualche incontro con i cantori per spiegare i significati del tempo liturgico che inizia; scegliere gli strumenti musicali adatti a quel tempo e individuare gli animatori per ogni celebrazione. Per il prossimo Avvento vi consiglio di evidenziare il canto del salmo responsoriale, strofe e ritornello, il Kyrie, il Santo e l’Agnello di Dio. Evitare un canto di ringraziamento dopo la comunione, sostituendolo con il silenzio. Se è attivo un coretto, sarebbe auspicabile cantare le antifone proprie di comunione (sono state pubblicate in un fascicolo preparato dalle Pie Discepole).

E concludo con una frase lapidaria di Paolo VI: “Se un popolo canta, non perderà mai la fede”.

 

don Antonio Parisi

 

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