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Il dono della vulnerabilità 

Trascorro intere giornate a parlare con le persone, a carpirne la loro bellezza; mi confronto con loro, cosi diverse, dai mille volti e svariate sfaccettature; ascoltare è il mio punto di forza, ma ci sono due eventi che mi mandano in tilt: parlare guardando una videocamera e parlare in pubblico. 

Dovrei esser pronta, abituata, ma vi assicuro che ogni volta è sempre la prima volta; battito a mille, annebbiamento, sorriso di circostanza; eppure per affrontare questa mia sfida trascorro ore a prepararmi in modo certosino, studiando i testi ed impostando le mie slides in modo chiaro, organico; le notti sogno il mio intervento; la paura di non ricordare, ciò che in fondo ho scritto io, mi agita.

E, quando arriva il giorno fatidico, per vincere la mia sfida, abbraccio le mie paure e recito la “preghiera della vulnerabilità” che ho preso in prestito da una scrittrice americana, Brenè Brown: “Dammi il coraggio di espormi e di lasciarmi guardare” ed io aggiungo… “con le mie imperfezioni”.

Armatura protettiva

Si perché proprio quelle mie imperfezioni, che conosco solo io, mi possono dare il coraggio di espormi senza l’armatura, senza quella corazza che ci tranquillizza, si, ma che ci isola e ci illude al tempo stesso perché pensiamo che nessuno ci possa colpire; l’abbiamo costruita negli anni, a volte senza volerlo, quasi d’istinto, per proteggerci dal nostro “sentire”.

Ci insegnano ad essere duri, infallibili, cinici, e a dimostrare sempre il buonumore: quasi d’istinto ad un “come stai?” rispondiamo “bene“, ci sentiamo quasi in dovere di rispondere “bene” anche quando, dentro di noi, vorremmo confessare le nostre ansie, le nostre incertezze, le nostre difficoltà, anche quando siamo alla ricerca di conforto e di un abbraccio. Cerchiamo abbracci e non li chiediamo, cerchiamo comprensione e non lo dichiariamo; preferiamo passeggiare con gli scudi.

Siamo vulnerabili!

Abbiamo indossato un’armatura per proteggerci dalla vulnerabilità, tuttavia, per sentirci liberi, se vogliamo essere la persona che vogliamo abbiamo bisogno di considerarla parte delle nostre qualità; possediamo scudi della vulnerabilità che sfiorano il paradosso: nei momenti felici ci facciamo frenare dal presentimento che prima o poi questa felicità terminerà; o ci ostiniamo, talmente tanto, a perseguire la perfezione perché ci diciamo che perseguendola saremo perfetti ed eviteremo il giudizio; o ancora, per non pensare, ci annebbiamo, inondandoci di mille impegni senza darci il tempo di pensare, lo stesso silenzio ci fa paura.

Come eliminare la corazza

E allora qual è l’antidoto a queste corazze? potremmo allenarci ad abbandonarci alla gioia, al saper perdonare la propria imperfezione apprezzando la bellezza delle crepe, affrontando il disagio delle emozioni più difficili, cambiando pensieri, prendendoci cura del nostro spirito. 

Non esiste una ricetta per tutti, ma un esercizio con cui mi sono cimentata mi ha aiutato a soffermarmi nella ricerca della mia armatura; è stato un cammino lento, ancora in atto, ma che mi ha portato a cambiare prospettiva, ed ho assaporato i vantaggi del non averla. ☺

Ecco il mio esercizio segreto:

che Prendete un tempo per voi, restate per qualche minuto in silenzio e pensate alla vostra armatura, a ciò che vi impedisce di vivere in pienezza;
Dopo averla individuata chiedetevi: cosa mi consente di fare?………………….. cosa non mi consente di fare? …………………………………
Qual è il vantaggio nel possederla ……………………… quale lo svantaggio…………………………………
Se non la dovessi indossare, come mi sentirei?
Ed ora, dopo aver individuato la vostra armatura, come vi sentite?

Daniela Pagano

Life& Career Coach