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Il canto liturgico: facciamo un po’ di chiarezza

Partire dal rito, dalla celebrazione

Vorrei brevemente ribadire alcuni principi basilari e mettere un po’ di ordine nelle varie questioni in cui noto non poca confusione. Si continua a parlare di musica, di repertorio, di autori, di forme musicali, di stili e linguaggi, di esecuzione; ma tutte queste realtà vanno coniugate partendo dalla liturgia e dal rito che si celebra. Dovrebbe essere chiaro per tutti che il punto di partenza è il rito, viene prima la celebrazione e poi i vari linguaggi verbali o non verbali. Inoltre, il rito è trasmesso dalla Chiesa, ma realizzato da persone qui ed ora presenti, una assemblea reale e non ipotetica, una assemblea con la sua cultura, il suo percorso di fede, il suo cammino culturale.

 

Il canto liturgico non è autonomo e indipendente

Ancora un’altra verità: la chiesa non è una accademia musicale; in chiesa non si va per ascoltare musica; il canto non viene prima della liturgia. Si parte dalla liturgia e poi si introduce il canto liturgico adatto ed adeguato a quel rito particolare. Nella liturgia il canto e la musica non sono oggetti neutri, non camminano per conto proprio, non ubbidiscono ad una regia musicale, non rincorrono una estetica autonoma. Ma, tutto ubbidisce ad una regia liturgica e l’estetica di un canto è l’estetica dell’insieme di una celebrazione. Insomma nella liturgia il canto non sono le note o lo spartito, ma nella liturgia il canto diventa un segno sacro.

Naturalmente all’interno della celebrazione io recupero la bellezza, il fascino, la solennità e l’arte di una esecuzione, perché quel canto è per Dio.

 

Il canto in una cattedrale e in una parrocchia di periferia

Un’altra distinzione che ci tramanda la storia: la differenza di una celebrazione eseguita in una cattedrale da una eseguita in una parrocchia di periferia; è lo stesso Cristo che celebro, è lo stesso mistero che adoro, ma le modalità sono differenti perché è differente l’assemblea e i mezzi a disposizione; questo avveniva anche in passato.

C’è un lato della medaglia in cui si nota sciatteria celebrativa, scelte di musiche inadeguate, mancanza di silenzio, il tutto giocato sul sentimento e su una partecipazione solo esteriore e ruffiana; ma c’è anche il rovescio della medaglia, in cui si assiste a celebrazioni ben vissute, ben animate, celebrazioni che esaltano il mistero con una corale partecipazione e presenza delle varie ministerialità.

 

Formazione liturgica e musicale

Il discorso sarebbe troppo lungo, ma vorrei invitare i preti ad interessarsi di questo segno liturgico, a preparare e formare i propri musicisti; dove si è iniziato un cammino di formazione, si vedono i primi frutti e la liturgia viene vissuta come una vera fonte di bellezza e santità.

 

don Antonio Parisi